Zelo di Corsa

Gruppo Sportivo Podistico Zeloforamagno

C’e’ chi sogna di vincere al superenalotto, chi di guidare una Ferrari, chi di conoscere Monica Bellucci tett a tett, poi ci sono gli idealisti che sognano di sconfiggere la fame nel mondo o la pace dei popoli, ma quelli non li conto, io molto piu’ prosaicamente sognavo di correre una gara podistica a tappe.
E cosi’ eccomi qua.
Iscritto alla “Pesaro e dintorni”, complice anche il prezzo modico e la mia casa di villeggiatura ubicata proprio in quegli aviti luoghi.
Dopo 3 anni di rinunce e rimandi finalmente stavo per attaccarmi il pettorale numero 2392 in Piazza Marconi a Pesaro, luogo di ritrovo della prima tappa.
Oddio tappa…
In verita’ si trattava di una riedizione un po’ piu’ tosta della via crucis, specialmente per un tapino milanese come me che l’unica pendenza con la quale aveva (ed ha) un minimo di familiarita’ e’ quella del cavalcavia dietro casa.
Un simpatico cartello con l’altimetria appeso affianco al pallone della partenza/arrivo non prospettava alcunche’ di buono, in pratica si trattava di arrampicarsi a mo’ di stambecco su su fino al faro di San Bartolo per poi scapicollarsi giu’ a rotta di collo per la panoramica, 11 e rotti km di pura sofferenza distillata DOC.
IL commentatore (che poi ci avrebbe seguito per tutte le altre stazioni della suddetta Via Crucis, non nascondeva le difficolta’ ma aggiungeva anche che dopo questa fatica le altre sarebbero state tutte piu’ o meno delle passeggiate (avrei poi scoperto sui miei garretti che mentiva spudoratamente) .
E vabbe’, pronti via.

Se il buon giorno si vede dal mattino la giornata si presentava da tregenda, al secondo km uno strappo di quelli da sputare i polmoni sgretolava tutte le mie velleita’ agonistiche e il mio (non smisurato) orgoglio mettendomi in ginocchio e costringendomi a camminare ignominiosamente.
Passi lunghi e ben distesi, la strada era ancora lunga e se volevo arrivare a Venerdi’ vivo, era bene dosare le forze.
Con la salivazione azzerata , il fiato like mantice e visioni mistico esoteriche qua e la alla fine pero’ come Dio volle si scollino’ e via per la discesa.
Praticamente una picchiata senza freni (i muscoli delle gambe martoriate si guardavano infatti ben dal rispondere) con i piedi dietro alle orecchie modello Beep Beep inseguito da WilCoyote.
Risultato finale 58 minuti e rotti, tre concorrenti superati di slancio e la felicita’ di avere portato a termine la giornata numero uno, suvvia ne mancavano solo altre 4.

La seconda tappa era allo stadio Zengarini di Fano, un impianto sportivo bellissimo , inserito nel verde delle colline fanesi , nascosto dietro un quartiere di villette pressoche’ inaccessibile ai piu’ senza un buon Tom Tom aggiornato.
Orario previsto di partenza 18 e 30, partenza effettiva 18 e 45 per via del pulman degli atleti Gabiccesi persi nel labirinto di cui sopra.
Temperatura 6000 gradi , umidita’ 200%, sole , una palla di rame incandescente.
Giro di pista , giro del circuito ciclistico (2 sanguinosi km in una atmosfera da deserto Sahariano)) e poi via per le salitelle (i 2 strappetti annunciati dal Mengele al microfono) che erano invece due muri degni del Mortirolo. Al ritorno , ancora i 2 km infuocati e il giro di pista finale.
Qui ho visto veramente i sorci verdi, gambe imballatissime e indolenzite, sete da cammello disidratato e fatica sovraumana.
E il giorno dopo ci attendeva Urbino e la sua tappa nervosa.

Nervoso in verita’ lo ero io, perche’ la stanchezza mi attanagliava, le gambe urlavano e al pensiero di altre salite un principio di vomito mi saliva su per l’esofago, ma io lo avevo voluto e io mo’ me lo ciucciavo.
Ad Urbino un casino epocale.
5 minuiti prima della partenza il simpatico commentatore, ormai uno di noi (un po’ infame per via del suo sminuire le altimetrie, ma simpatico), ci annunciava il cambio di percorso per via di una diatriba con i vigili del luogo, sempre pronti a fare multe e altrettanto solleciti a scassare i maroni a noi podisti.
Il povero Tommaso (l’organizzatore) persona simpaticissima e sempre cordiale con tutti era chiaramente nel panico, ma bisognava partire e cosi’, BANG , via.
Personalmente a parte i soliti smoccoli per via delle discese ardite (poche) e delle risalite (tante) no problem il mio solito tempo ignobile e un arrivo meno devastato del giorno prima (i polpacci cominciavano ad essere allenati), ma sulla pista , il delirio
Buona parte dei concorrenti aveva sbagliato strada e la tensione era degna di un thriller americano.
Oddio nello spogliatoio l’atmosfera non era poi cosi’ infuocata, forse anche perche’ ormai visti i miei tempi biblici i piu’ si erano sbolliti, fatto sta che alla fine la tappa e’ stata annullata.
Avevo comunque messo altri 10 km nelle gambe, stavo entrando in forma.

Dopo il giorno di riposo il ritrovo per la quarta tappa era a Smirra, paesino di 20 case abbarbicato nell’entroterra ai piedi della gola del Furlo e ad un tiro di schioppo dalla patria del tartufo nero Acqualagna.
La tappa piu’ bella di tutte.
Scenario bucolico in un centro sportivo tutto per noi, atmosfera da campionato sociale in famiglia, spirito amichevole e scherzoso , commentatore e organizzatore (Tommaso) in gran forma, con gli scazzi di Urbino ormai acqua passata.
Qui ho scoperto (perche’ il mondo e’ piccolo) che il fotografo ufficiale della corsa (tal Grazioli) era uno dei fondatori del mio gurppo sportivo nel lontano 1972.
Ma c’era pur sempre una 10 km da correre.
Scenario splendido, fatica tremenda, saliscendi fino al km 3, per poi partire con una salita tostissima su sterrato fino a 500 metri dall’arrivo, da li discesona a picco fino al ristoro, giro attorno al tavolo dell’acqua, risalita , ridiscesa e arrivo al centro sportivo.
Gimme Five con Tommaso all’arrivo dove venivo intervistato sull’orlo dell’infarto miocardico dal simpatico radiocronista. Di seguito il testo dattiloscritto delle mie risposte.
“cosa ne pensa del percorso ?”
ANF ANF ANF SPUT ANF ANF SNORT ANF ANF.

Ma il piu’ era ormai fatto
Ultima tappa “Cattabrighe dei Pesaro”, corsi e ricorsi storici, in questo quartiere sono infatti nati mio nonno e mio padre e la gara passava nella strada affianco alla loro casa natale, quale modo migliore di chiudere le mie fatiche e questa splendida manifestazione ?
Con sommo sconcerto avevo inoltre scoperto di essere Secondo di categoria con il primo a poco meno di 4 minuti, preannunciata come tappa pianeggiante gia’ pianificavo velleitarie tattiche per sopravanzare il mio rivale in classifica.
Peccato che come al solito di pianeggiante non c’era alcunche’…
6km di salita senza soluzione di continuita’ sulla collina del Boncio con il mio avversario che mi salutava e svaniva all’orizzonte dopo nemmeno duemila metri.
Poco male.
IL secondo posto in classifica era gia’ ben oltre le mie piu’ rosee aspettative e decidevo cosi’ di godermi gli ultimi km
Spettacolo impareggiabile, si correva alle 20 e 30 e il sole stava calando all’orizzonte, il caldo si faceva meno opprimente e una sensazione unica di felicita’ mi colmava.
A 4 km dall’arrivo laggiu’ la casa di mio nonno e mio padre.
Ci si puo’ commuovere per un paesaggio , una casa , una corsa?
Difficile ammetterlo a 44 anni suonati, ma cosi’ e’, e cosi’ mi sentivo, era come se volessi protrarre quegli ultimi metri all’infinito e portarli con me nel mio ricordo, quasi rallentando, camminando, passeggiandomeli..
Ma le gambe ora , finalmente , giravano.
Ancora quattromila metri e la mia fatica lunga una settimana sarebbe terminata.
Laggiu’ a 300 metri la maglietta del mio avversario che superavo di slancio (per poi scoprire che non era lui) , ma poco importava.
Andavo come il vento nel vento, con le prime ombre della sera a farmi da ala e alfine l’ultimo traguardo, l’ultimo 5 da da Tommaso, l’ultima foto, l’ultimo ristoro, l’ultimo sorriso di Giorgia che mi porgeva l’ultimo bicchiere d’acqua.
36esimo totale e secondo di categoria, per la prima (e forse ultima) volta nella mia vita andavo a premi e portavo a casa una coppa, cosa desiderare di piu’?

Una gara e una settimana che non dimentichero’ mai , grazie a tutti gli organizzatori nessuno escluso. Alla prossima edizione saro’ ancora li sotto il pallone a scalpitare e ad ansimare davanti ad ogni discesa, le cose belle dicono siano irripetibili, ma correro’ (in tutti i sensi) volentieri il rischio.

Condividi 

Aggiungi un commento

Devi essere membro di Zelo di Corsa per aggiungere commenti!

Partecipa a questo social network

Info su

Giorgio Giorgio ha creato questo social network su Ning.

Fotografie

Caricamento in corso...

© 2009   Creato da Giorgio su Ning.   Crea il tuo social network personale

Badge  |  Segnala un problema  |  Privacy  |  Termini del servizio

Accedi alla chat